Sara Simeoni testimonial del Fair Play

Quando l’atleta ha davvero un volto umano come quello di una nonna che parla con i propri nipoti, ai quali vuole dire che lo sport è capace di far vivere esperienze ed emozioni forti, ma esige anche impegno e sacrificio, proprio come la vita. Così è apparsa agli occhi dei ragazzi la campionessa olimpionica di salto in alto Sara Simeoni, accompagnata nella visita alle medie del comprensivo Don Milani di Lavagno dal proprio allenatore e marito Erminio Azzaro. Una presenza la loro, che rientra nell’ambito del progetto Educazione al Fair Play (educazione al buon comportamento), promosso dalla Federazione italiana di atletica leggera del Veneto, dall’Ufficio ambito territoriale di Verona e realizzato a scuola grazie al lavoro degli insegnanti di educazione fisica Alessia Danzi e Pierantonio Bologna. Sara Simeoni ha iniziato con il raccontare agli alunni, attentissimi per due ore alle sue parole, di essersi avvicinata all’atletica leggera in terza media mentre frequentava le Betteloni di Verona. Nella palestra di questa scuola si allenava una squadra e frequentarla costituiva per lei e le sue amiche un’occasione per incontrarsi anche al di fuori delle lezioni. «Col tempo», ha detto, «ho imparato come alimentarmi bene per fare sport. E ha appreso quanto sia importante il riposo per la carriera sportiva. La mia è durata 20 anni e ho ricordi indelebili: Monaco (1972), Montreal (’76), Mosca (’80) e Los Angels (’84), solo per citare le quattro Olimpiadi a cui ho partecipato». Per lei un po’ alla volta l’atletica si è trasformata in un impegno serio con un traguardo preciso: superare l’asticella del salto in alto che doveva salire ogni anno almeno di un centimetro. «Questo obiettivo raggiunto», ha sottolineato Davide di Michele, assessore allo sport del Comune di Lavagno presente all’incontro, «è stato frutto del suo talento supportato, però, da un impegno costante. Caratteristiche queste che valgono anche nelle varie occasioni della vita». I risultati che otteneva nel salto in alto e che arrivavano con le varie medaglie, hanno permesso alla giovane Sara di girare il mondo, cose queste non facili da realizzare allora. «Ma per raggiungere questi risultati», ha proseguito l’atleta, «ho dovuto fare sacrifici, anche grossi, poi ben ripagati con tante soddisfazioni. Come quanto ho dovuto lasciare la mia famiglia per vivere al centro federale di Formia, uno dei complessi sportivi del Coni in provincia di Latina, nel Lazio». A conclusione della sua chiacchierata, arricchita da immagini delle sue esaltanti vittorie, Sara ha commentato le dieci regole del Fair Play: rispetto delle regole, rispetto degli altri, rispetto per se stessi, valorizzazione delle diversità, fratellanza sportiva, lealtà sportiva, saper imparare dalle sconfitte, saper giocare per divertirsi, rifiutare la violenza e dare il buon esempio. Alla fine è passata fra gli alunni per far ammirare le proprie medaglie, molte d’oro, conquistate in tutto il mondo; quindi ha firmato autografi. Un mazzo di fiori e il ringraziamento della dirigente dell’Istituto comprensivo di Lavagno, Annapaola Marconi «perché la testimonianza incarnata in una persona è fondamentale per i ragazzi». •

Autore dell'articolo: axl

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